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L’allarme degli ecologisti: presto nel Mediterraneo ci saranno più mascherine che meduse

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Un preoccupante allarme degli ecologisti è stato lanciato da un’organizzazione ecologista francese che ha denunciato la comparsa nei mari di mascherine anti Coronavirus. Secondo la previsione di Opération Mer Propre nel Mediterraneo presto ci saranno più mascherine che meduse.

Una conclusione a cui sono giunti partendo dalla constatazione della situazione di una grande quantità di questi rifiuti sulle coste e nei fondali francesi. La denuncia è stata documentata da una serie di scatti che rivelano la gravità degli episodi che si stanno verificando non solo in Francia ma anche in Italia con l’abbandono indiscriminato sul suolo pubblico di mascherine e guanti. Un segno di degrado ma anche di noncuranza perché espongono al rischio di un eventuale contagio se il dispositivo di protezione individuale è stato indossato da malati di Covid-19.

L’allarme degli ecologisti dell’organizzazione è più che concreto, viste le foto scattate e subito rese note da Opération Mer Propre, che è stata impegnata in varie operazioni di pulizia nei pressi di Antibes e nella baia del Golfe-Juan, situata sulla Costa Azzurra. Nel corso di tali operazioni i volontari hanno avuto modo di fare questa scoperta spaventosa raccogliendo dai fondali un gran numero di mascherine e di guanti in lattice.

Per diffondere in tutto il mondo questo grido di allarme degli ecologisti, le immagini scattate nel corso delle operazioni di pulizia sono state postate sulla pagina ufficiale Facebook di Opération Mer Propre, dove si legge un commento alquanto critico sul comportamento umano: “Li stavamo aspettando, sono arrivati, ma non nel posto giusto… Le prime maschere sono apparse nel Mediterraneo”.

L’allarme degli ecologisti di Opération Mer Propre

Quello che si era preventivato qualche mese fa, appena esplosa la pandemia che ha portato ad usare in modo costante i dispositivi di protezione individuale, sta diventando una turpe realtà che vede riversare nel nostro ambiente e nelle acque dei mari dei nuovi rifiuti. Resta una costante: la mancanza di rispetto degli uomini nei confronti dell’ambiente.

Le cose non miglioreranno da qui a breve, vista la grande mole di mascherine da smaltire come rifiuto. Basti pensare ai dati rivelati da un’indagine dell’Ispra in cui si ribadisce l’ingente fabbisogno giornaliero di mascherine che si trasformerà in rifiuti. Queste le conclusioni pubblicate dall’analisi dell’Ispra:

“Utilizzando il peso medio di 11 grammi (che prende in considerazione tutte le tipologie di mascherine) e un fabbisogno intermedio di 37,5 milioni, si avrebbe una produzione giornaliera di circa 410 tonnellate. La produzione calcolata sino a fine 2020 (circa 240 giorni) si attesterebbe, pertanto, tra le 60.000 e le 175.000 tonnellate di rifiuti, con un valore sulla media di circa 100.000 tonnellate”.

L’allarme degli ecologisti segnala come questo nuovo tipo di rifiuto stia contribuendo ad incrementare il cosiddetto marine litter (rifiuti marini). Un fenomeno da attribuire alla responsabilità di tutti gli uomini che dovrebbero censurare tali comportamenti che portano ad aggravare il già critico livello di inquinamento dei mari e degli oceani. Per evitare questo scenario si dovrebbe sensibilizzare tutti a differenziare in modo corretto un rifiuto come la mascherina usa e getta, che deve essere gettata con le dovute accortezze nella spazzatura.

Dalle immagini pubblicate da Opération Mer Propre si ribadisce l’allarme degli ecologisti che segnalano come i dispositivi di protezione individuale usati contro il Coronavirus finiscono per arrivare nei fondali marini insieme all’immancabile plastica delle bottigliette. La contaminazione delle acque è stata ribadita dal fondatore dell’associazione, Laurent Lombard, che con tono critico ha denunciato il degrado dei mari francesi.

Inoltre, lo stesso fondatore dell’associazione Opération Mer Propre prevede una situazione ancora più preoccupante tenendo conto del fatto che sono state acquistate più di 2 miliardi di mascherine, quindi è probabile che presto ci saranno più mascherine che meduse nelle acque del Mediterraneo. Questa constatazione è alla base del recente allarme degli ecologisti francesi.

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