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La terapia col plasma dei pazienti guariti provata sui malati Covid-19 anche in Italia

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In attesa di un vaccino contro il Coronavirus, si stanno sperimentando diversi trattamenti, tra cui la terapia col plasma dei pazienti guariti provata con buoni risultati anche in Italia. Questo trattamento dei malati Covid-19 si è sperimentato in diversi ospedali nel Nord, con esiti soddisfacenti anche se è ancora presto per valutarne l’efficacia.

La terapia col plasma dei pazienti guariti prevede l’utilizzo del sangue dei convalescenti da Covid-19, da inoculare nei malati. Il protocollo sperimentale introdotto nel nostro Paese ha evidenziato dei primi esiti positivi sulla scia delle esperienze che si sono svolte all’estero in questi mesi. Prendendo principalmente spunto dalle prove condotte negli Stati Uniti ed in Cina.

Nel corso del picco della pandemia in Cina, in vari ospedali si è testato l’uso del plasma dei convalescenti, i cui risultati sono stati in seguito presentati in alcune ricerche da approfondire. Mentre negli Stati Uniti nell’ultimo mese si sono intraprese decine di sperimentazioni che hanno mostrato in vari casi dei problemi nel reperire volontari.

In Italia, la sperimentazione della terapia col plasma dei pazienti guariti è guidata dal gruppo di lavoro di Cesare Perotti, responsabile del servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale del Policlinico Universitario San Matteo di Pavia.

Ma si sono coinvolte altre strutture ospedaliere, tra cui quelle di Mantova, di Novara e di Padova. Dove si sono registrati dei dati soddisfacenti per quanto riguarda l’approccio terapeutico dei malati Covid-19, ma la sperimentazione deve ancora completare lo studio scientifico, per poi avviare la pubblicazione.

Va precisato che la terapia col plasma dei pazienti guariti non si usa per la prima volta per trattare le malattie infettive. Già in passato è stata usata in varie circostanze come nel caso dell’epidemia influenzale da H1N1 conosciuta comunemente con il nome di influenza spagnola, e si sono registrati successi alterni. La stessa terapia si è applicata più di recente sui pazienti affetti dall’Ebola e dalla SARS.

Uno dei punti di forza dell’utilizzo del plasma dei convalescenti è quello di poter disporre del plasma con immediatezza, un vantaggio terapeutico importante in assenza di cure farmacologiche certe e di un vaccino. Sulla base dei precedenti dati clinici si conferma la sicurezza della terapia col plasma dei pazienti guariti in caso di infezione da Covid-19, in quanto le trasfusioni non comportano effetti collaterali, al massimo possono comparire delle eventuali reazioni cutanee.

Sfruttando il meccanismo che si insinua nel sistema immunitario dopo la guarigione dall’infezione si ha a disposizione un’arma per riconoscere il Coronavirus, impedendogli di continuare a replicarsi e scatenare ulteriori danni. Diversi pazienti durante la convalescenza producono una significativa quantità di anticorpi rendendo possibile la loro trasmissione attraverso il plasma per favorire lo sviluppo delle difese immunitarie nei pazienti ancora malati.

Cura del plasma contro il Coronavirus

La terapia col plasma dei pazienti guariti sui malati Covid-19

Per reperire il sangue da utilizzare nella terapia col plasma dei pazienti guariti, i convalescenti vengono sottoposti ad un test del sangue per misurare la carica di anticorpi, che se entra in un certo range di valori si considera idonea per la donazione. Si procede così con il prelievo e con il processo di isolamento del plasma per renderlo più sicuro.

Si stima che per ogni sacca di sangue prelevata si possano trattare due pazienti, tenendo però conto della carica complessiva degli anticorpi presenti nel plasma, senza tralasciare il quadro clinico dei malati Covid-19 da curare.

A fine marzo, il Centro Nazionale Sangue dell’Istituto Superiore di Sanità ha approvato il protocollo sperimentale proposto dal Policlinico di Pavia, per garantire la sicurezza dei donatori e dei riceventi. La donazione può essere effettuata solo da soggetti guariti da Coronavirus con certificazione di due esiti negativi dei tamponi, da eseguire in due giorni consecutivi. È emerso poi che la terapia col plasma dei pazienti guariti può essere somministrata su ogni malato per un massimo di tre trasfusioni in 5 giorni.

La sperimentazione è stata intrapresa in altri ospedali da metà aprile coinvolgendo: Lodi, Cremona, Novara e Padova. Proprio a Padova la terapia col plasma dei pazienti guariti ha prodotto in breve tempo un miglioramento soddisfacente dei malati, permettendo la loro dismissione dalla terapia sub-intensiva. Gli individui da poco convalescenti sembrano essere più indicati, perché possiedono una carica di anticorpi più consistente, che poi tende a ridursi, non si sa però per quanto tempo si resta immuni.

Si stanno valutando inoltre protocolli di diverso tipo, per individuare il momento più opportuno per la trasfusione avendo a disposizione due opzioni: procedere nelle prime fasi della malattia, quando i sintomi sono meno importanti; procedere sui pazienti in condizioni gravi che non hanno evidenziato miglioramenti dopo la terapia con i farmaci.

Si prevede che una volta superata la fase di emergenza, la terapia col plasma dei pazienti guariti non potrà essere una soluzione definitiva contro il Coronavirus, optando per dei medicinali più adatti per rallentare la replicazione del virus e per tenere sotto controllo la pandemia.

Se avete trovato interessante questa notizia riguardante la cura contro il Coronavirus, invitiamo tutti a leggere altre notizie sul virus, rimanendo sempre aggiornati insieme a noi sull’evolversi della situazione in Italia.

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