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Essere multitasking può esporre il cervello a dei danni seri

Chi si vanta di riuscire a fronteggiare più impegni, cita la sua capacità di essere multitasking, una qualità che per lo più si conferma una prerogativa femminile. Ma gli esperti non considerano questa qualità a tutti gli effetti qualcosa di positivo. Infatti in molti casi chi si impone di essere multitasking rischia non solo di sviluppare una forma di ossessione comportamentale ma anche di andare incontro a dei disturbi e malattie.

Non è raro andare incontro alla condizione di mental load, ossia al sovraccarico mentale che riassume in sé una situazione di pressione psicologica dovuta al surplus di mansioni e di responsabilità a cui tener testa sul campo professionale, relazionale, sociale e familiare. È alto il rischio di ritrovarsi ad un passo dall’esaurimento nervoso oppure a risentire di attacchi di ansia.

Molti di coloro che si vantavano di essere multitasking alla fine si sono trovati nella posizione di ammettere che vivevano quella condizione come una forma di ossessione che li obbligava a fare molte più cose di quelle che erano capaci di fare.

Moglie, madre, amica, lavoratrice, sono tanti i ruoli ricoperti dalle donne di oggi che cercano di riuscire bene in tutto lasciandosi ispirare dal modello della dea Kali, con dieci braccia per assolvere ad ogni compito pur di non deludere. Anche se a motivare lo sforzo ad essere multitasking vi è il prototipo di donna ideale che esige di raggiungere a tutti i costi i propri obiettivi, per dimostrare principalmente a se stessa le sue capacità di gestione. Si vive così con una perenne tensione che spinse sempre a mettersi sotto esame per raggiungere la prestazione perfetta.

Essere multitasking cosa può causare

I danni della dipendenza dall’essere multitasking sono stati evidenziati da alcuni studi scientifici che hanno rilevato che può causare una significativa riduzione del quoziente intellettivo. A tale conclusione è giunto uno studio che si è svolto presso l’University Of London che ha osservato che chi cerca di gestire più attività cognitive contemporaneamente espone il QI a raggiungere dei livelli paragonabili a quelli di chi ha passato una notte insonne oppure fumato della marijuana.

Sostanzialmente a lungo tempo questa sorta di ossessione di imporsi di fare più cose insieme, porta ad una forma di regresso di tipo cerebrale con calo sensibile della stessa intelligenza. Nei casi più severi i soggetti abituati alle multi modalità rischiano di andare incontro a dei danni permanenti. Un dato emerso da diverse indagini tra cui uno studio che è stato svolto dalla University of Sussex. Il team di ricerca ha riferito che nei soggetti multitasker l’area del cervello deputata a comportamenti come l’empatia ed il controllo delle emozioni risulta meno sviluppata.

Nella ricca letteratura di studi scientifici si conferma che una persona concentrata a svolgere una sola attività anche senza molta applicazione può impiegare fino a 25 minuti per ritrovare lo stesso livello di concentrazione. Quindi se si eseguono multi attività ci si ritrova di continuo ad interrompersi per fare una cosa diversa, sorgono così delle conseguenze di tipo cognitivo evidenziate dal professore di Stanford Clifford Nass nei soggetti abituati a fare più cose in contemporanea soprattutto sul lavoro.

Si tratta di problemi quali: difficoltà a organizzare i pensieri; incapacità di selezionare le cose irrilevanti; difficoltà a ricordare quello su cui ha lavorato; distrazione; riduzione della propria efficienza; incapacità di lavorare su più cose contemporaneamente. Dal punto di vista psicologico poi si è portati a risentire di stress perché essere multitasking porta ad incrementare la produzione di cortisolo, lo specifico ormone che genera lo stress.

È possibile svincolarsi da tale modalità di agire, sforzandosi a selezionare nella vita in modo da portare le priorità al primo posto. Lasciando invece nelle ultime posizioni della lista dei compiti da svolgere, quelle cose che non sono così importanti, e che quindi finiscono solo per occupare i pensieri. Inoltre si deve recuperare la capacità di ridefinire il proprio ruolo evitando di risentire dei giudizi espressi costantemente dalla società e dalle altre persone, sempre pronte a giudicare ed imporre come vivere.

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