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Il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo. Ignorato il “cessate il fuoco” delle Nazioni Unite

Il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo, ad oggi si contano due miliardi di persone alle prese non solo con la pandemia, ma anche con le condizioni precarie che le popolazioni affrontano nel corso di un conflitto. Attualmente le condizioni delle popolazioni in guerra sono al limite anche perché si trovano a dover fare i conti con sistemi sanitari fatiscenti e con delle strutture ospedaliere minate da bombardamenti ed altre azioni distruttive della guerra.

A questo scenario critico da imputare allo stato bellicoso si aggiungono le condizioni di milioni di soggetti che si trovano nei campi profughi, dove è alto il rischio dei contagi non solo per questioni di assembramenti inevitabili ma anche perché mancano i servizi igienici.

Il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo, come segnalato dal drammatico rapporto diffuso da Oxfam Italia, in cui si illustra nel dettaglio quello che sta succedendo nel mondo, dove diversi Paesi continuano ad essere devastati da conflitti bellici.

Una conseguenza dovuta principalmente al mancato accoglimento da parte dei belligeranti, e del resto del mondo, dell’appello sul cessate il fuoco globale proclamato dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, lo scorso marzo. Un appello che ha visto il sostegno da parte di 59 nazioni, tra cui l’Italia che ha appoggiato la petizione in cui si chiede lo stop alla vendita di armi dirette. Tra i grandi rifiuti si segnala quello degli USA che non hanno firmato una risoluzione su tale tema critico.

Dal momento che il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo, circa 2 miliardi di persone continuano a vivere esposte al rischio bellico ed a quello della stessa emergenza sanitaria. I conflitti ed i bombardamenti continuano ad andare in scena tra la totale indifferenza del resto del mondo in zone critiche quali: Siria, Afghanistan, Yemen, Myanmar, Colombia, Burkina Faso, Sud Sudan.

I negoziati avviati dal Consiglio di sicurezza dell’Onu non sono ancora riusciti ad arrestare le devastazioni dei conflitti in diverse aree, per questo si teme che il numero delle vittime tra i civili è destinato a crescere per effetto della pandemia. Forse si approverà troppo tardi il tanto auspicato cessate il fuoco, visto che fino ad oggi il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo. Il timore più grande resta quello che sarà troppo tardi e che quindi non servirà più a risolvere lo scenario già critico di molte popolazioni.

Il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo

Il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo, nelle nazioni in guerra si sta registrando una crescita dei contagi da Covid-19, con pazienti che non possono essere trattati adeguatamente perché un gran numero di ospedali non è in funzione. In molti casi poi si sta assistendo ad un aumento della violenza in alcuni Paesi in guerra, così da limitare la possibilità di accedere a: beni di prima necessità, viveri, acqua e servizi sanitari di base. Non si devono poi ignorare le restrizioni anti Coronavirus disposte per contenere la diffusione del virus.

È poi contradditoria la posizione di diversi stati che pur sostenendo l’appello del Segretario Guterres, continuano a sostenere i conflitti bellici in varie parti del mondo attraverso la prosecuzione della loro politica nazionale che prevede la vendita di armi alle popolazioni in guerra. Altri Paesi non solo in Europa sono impegnati in operazioni militari oppure sostengono in modo indiretto le parti che sono in guerra. Di fatto il Coronavirus non ha fermato la guerra che va in scena in diverse zone del pianeta.

Basti pensare alla spesa militare che gli stati hanno sostenuto nel corso del 2019, per un totale di 1.900 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra che supera di 280 volte l’appello delle Nazioni unite per assicurare un tipo di risposta globale al Covid-19.

Il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo anche se per molti Paesi la cessazione dei conflitti interni rappresenterebbe la sola opportunità per raggiungere una pace stabile, e come conseguenza la possibilità di arginare la pandemia. Ma serve un impegno da parte di tutti i soggetti non solo da parte delle autorità locali dei vari Paesi in guerra. Solo così si potranno avviare dei concreti processi di pace da associare ad aiuti di tipo economico ed al coordinamento da parte della comunità internazionale.

Lo scenario internazionale mostra come il Coronavirus non ha fermato la guerra ma sta sfiancando ulteriormente le popolazioni già stremate da lunghi conflitti. Se risulta già difficile per uno stato in pace fronteggiare i contagi ed i malati di Covid-19 la situazione si complica di molto in una cornice di scontri armati, violenze e miseria.

Per questo Oxfam (Oxford Committee for Famine Relief), una confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedica alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo, ha lanciato un appello a tutti i Paesi. In particolare a quelli che stanno continuando ad esportare armi da usare nelle zone impegnate in conflitti bellici, in modo da interrompere ogni vendita ed esportazione.

Oxfam Italia ha lanciato infatti una petizione in cui chiede al governo che l’Italia si impegni per far crescere il numero degli stati aderenti all’appello sul cessate il fuoco globale; che inoltre provveda a sospendere le vendite ed i trasferimenti di armi alle popolazioni impegnate in un conflitto che non stanno aderendo al cessate il fuoco; che inoltre aumenti il suo impegno finanziario per sostenere il Piano Globale di Risposta Umanitaria delle Nazioni Unite. I dati segnalano che il Coronavirus non ha fermato la guerra nel mondo aggravando le condizioni di vita di tanti civili tra cui molti bambini.

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