Cronaca

Io so chi ha ucciso Denise: L’accusa shock da parte di Alice Polizzi

La scomparsa di Denise Pipitone avvenuta il 1 Settembre 2004 a Mazara Del Vallo, è ancora completamente avvolta nel buio, ma qualcosa potrebbe sbloccarsi di recente grazie ad un intercettazione che sta venendo riesaminata potrebbe portare gli inquirenti a nuove valutazioni.

La famiglia rilascia una dichiarazione al settimanale Giallo

I genitori di Denise, Piera Maggio e Pietro Pulizzi, hanno rilasciato la seguente dichiarazione al settimanale Giallo, inerente ai molti misteri che ancora avvolgono la scomparsa di Denise che oggi avrebbe avuto 19 anni:

“Sono trascorsi sedici anni dal sequestro della nostra Denise , ma nulla è cambiato. La mancanza di verità e giustizia permane nel tempo. Chi sono i colpevoli del rapimento di Denise? Su questo non abbiamo dubbi, senza dover aggiungere altro… Noi genitori meritiamo e pretendiamo delle risposte certe e concrete dalla giustizia italiana, i bambini non spariscono nel nulla! Rimaniamo in attesa, impantanati dentro delle verità nascoste, dietro l’omertà e la codardia di alcuni. A tutti coloro che sono stati coinvolti nel nostro caso, in ogni senso, poniamo una domanda: se fosse stata vostra figlia a ricevere tanto male, vi sareste rassegnati davanti a tanta immane crudeltà e ingiustizia…?

Non avremo mai pace finché non ci sarà giustizia e verità, tanto meno l’avranno i responsabili. Ai mostri che vigliaccamente si sono macchiati di tale gesto, auguriamo che tutto il male procurato come un boomerang gli torni contro. I bambini non si toccano! Noi non molleremo e continueremo sempre a cercare Denise, figlia nostra e dell’Italia intera”

La famiglia sta ancora attendendo di sapere cosa sia successo quel maledetto giorno.

Tante ipotesi nessuna prova al momento certa su Denise

Molte le piste seguite dagli inquirenti, ma finora tutte senza alcuna via d’uscita. Tra le numerose ipotesi valutate e poi scartate, una di esse però aveva fatto breccia giungendo fino in tribunale.
Jessica Pulizzi sorellastra di Denise, era stata accusata di rapimento e la motivazione era la gelosia. Secondo i giudici contro di lei c’erano numerosi indizi che l’accusavano ma di prove certe nemmeno l’ombra.

Alcuni mesi fa però, le indagini avevano avuto un’accelerazione grazie ad una nuova pista. Infatti, sul vetro di un’automobile che appartiene ad una persona già sospettata in precedenza, è stata trovata l’impronta di una bambina.

Il primo pensiero degli inquirenti era che quella mano appartenesse proprio a Denise.

Il settimanale Giallo però, è riuscito a scoprire che la prova alla fine non aveva portato a nulla. Anzi, l’ipotesi iniziale che si trattava di una mano addirittura fu del tutto scartata. Il destino di Denise, è tornato di nuovo avvolto nel mistero.

La famiglia di Denise però non si arrende

La famiglia però non vuole lasciar niente a caso, e assieme all’avocato di famiglia Giacomo Fratizza, ha messo insieme un team di consulenti ed esperti, ed insieme hanno ricominciato a leggere le carte del processo, in cerca di qualche indizio o prova che possa aiutarli nel dare una spiegazione a tutto.

Tra le 350mila pagine, vi sono anche le dichiarazioni da parte dei testimoni che hanno preso parte ai tre processi di Jessica Pulizzi.

Alcuni fatti che devono essere chiariti

Tra le pagine del processo, vi sono alcuni casi che meritano un maggior chiarimento, ossia le dichiarazioni della vicina di casa di Anna Corona, all’epoca moglie di Pietro Pulizzi, e la testimonianza di un collega della donna.

Il giorno dopo la scomparsa della piccola, i Carabinieri hanno fatto un sopraluogo in un abitazione che si riteneva appartenesse a Anna Corona e delle sue figlie Jessica e Alice. Invece le forze dell’ordine si trovavano nell’abitazione della vicina Giacoma Pisciotta.

La dichiarazione della Pisciotta, andrebbero rivalutate, in quanto possibile che non si sia resa conto del fatto che i carabinieri erano li per controllare l’abitazione di Anna Corona e non la sua? e soprattutto perché la stessa Corona poi si sia rifiutata di farli entrare?

Passiamo alla seconda dichiarazione, quella che appartiene alla collega della stessa Anna Corona

Il collega ha dichiarato in tribunale che la Donna era assieme a lei a lavoro, nello stesso momento in cui di Denise si sono perse le tracce.
Ma, nelle sue dichiarazioni vi sono molte contradizioni. Una fra tutte l’orario in cui Anna Corona ha lasciato il lavoro.
Qui si fa largo il dubbio che la Corona non fosse al lavoro nel momento in cui Denise è scomparsa.

Ma non sono le uniche intercettazioni che andrebbero nuovamente controllate meglio per far luce sul caso.
In una intercettazione telefonica infatti, si ascolta Jessica parlare con la madre è affermare quanto segue:

«Io a casa c’à purtai» (Io a casa gliela portai)

Stando all’accusa, Jessica stava parlando di Denise, e del fatto che l’aveva portata dal padre per avere da Pietro la conferma che lei fosse sua figlia.

Non avendo trovato l’uomo però, Jessica avrebbe lasciato la bambina a qualcun altro, anche se non fù mai chiarito a chi l’avrebbe consegnata. Cosi scattò il rinvio a giudizio per sequestro di persona, finito dopo i tre gradi di giudizio con l’assoluzione.

L’intercettazione bomba sul caso Denise

L’intercettazione che è salita nuovamente alla ribalta per gli inquirenti però è un altra. Il settimanale  Giallo, riporta questa intercettazione che non sembra lasciare molti dubbi:

«Quannu eramu ’n casa, a mamma ha ucciso Denise»

A dire questa terribile frase che sembra non lasciar dubbi, è Alice la sorella minore di Jessica ed è proprio a quest’ultima che si rivolge.
Nonostante il significato chiaro delle parole però, sia Anna Corona che Jessica Pulizzi sono riusciti a far invalidare la prova in quanto per loro la conversazione era disturbata oltre ad essere interpretata in modo sbagliato.

In poche parole le accuse che hanno colpito la prima famiglia di Pietro Pulizzi, sembrano cadere nel vuoto.

Ma gli elementi per gli inquirenti non si fermano solo a questi. Infatti, vi è un ulteriore intercettazione importante, e anche i genitori di Denise sembrano convinti che bisogna di nuovo riesaminare.

Sono tre uomini che parlano vicino ad un motorino. I tre stanno parlando in dialetto stretto:

«Vai a prendere Denise, ma dove la devi portare? Peppe cosa ti ha detto?».

A chi appartengono queste voci ancora è da scoprire. Nel frattempo la famiglia Pipitone non si arrende e pretende di avere una risposta su che fine abbia fatto Denise.

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