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La strana relazione tra le persone molto intelligenti e la depressione

La storia dell’umanità è costellata da geni incompresi, in particolare è emersa una relazione tra le persone molto intelligenti e la depressione ma anche con altri sentimenti negativi. Si tratta di geni della letteratura, dell’arte, della matematica, della scienza che hanno vissuto isolandosi dal resto del mondo, oppure immergendosi nel proprio silenzio, non sono mancate personalità con vizi compulsivi o stranezze, ed altri inclini alla malinconia oppure all’angoscia esistenziale.

Diversi grandi nomi che si sono fatti conoscere per le loro qualità, dimostrandosi delle persone molto intelligenti nella loro vita non sono state felici spesso hanno vissuto con una visione pessimistica oppure in perenne lotta con se stessi. A conferma del dato che tra le persone molto intelligenti e la depressione ci sia una dipendenza.

Sembra poi esserci una correlazione stretta tra alto quoziente intellettivo e stato depressivo, come se ci fosse una legge del contrappasso da scontare per poter godere a pieno di: intelligenza, creatività, idee geniali. Quindi una mente eccezionale sembra più incline a fare i conti con le proprie fragilità ed incertezze.

Ma nessuna prova scientifica ha rivelato che avere un’intelligenza elevata espone a sviluppare con maggiore incidenza disturbi mentali, ma è stato notato che sussiste un rischio maggiore. A quanto sembra le persone molto intelligenti avrebbero una sorta di predisposizione a manifestare: pessimismo, preoccupazione eccessiva, autocritica, percezione falsata. Tutti questi fattori cooperano insieme per alimentare un quadro depressivo quindi le persone molto intelligenti e la depressione spesso convivono insieme.

La personalità delle persone più intelligenti (un QI superiore a 170) è stata indagata in modo approfondito con diverse ricerche ed analisi a cui si aggiunge una ricca produzione letteraria sul legame particolare tra le persone molto intelligenti e la depressione.

La neurologa Nancy Andreasen, nel suo libro “The creative brain” ha illustrato come funziona il cervello delle persone più intelligenti e creative, in particolare ha evidenziato una tendenza da parte di questi soggetti a sviluppare vari disturbi. La neurologa menziona infatti: disturbi bipolari, crisi d’ansia, attacchi di panico, depressione.

Spesso l’intelligenza porta alla solitudine, la storia racconta di tanti geni incompresi e solitari che si sono rifugiati dal resto del mondo, affidandosi al proprio universo personale, perché non riuscivano a trovare nella realtà un posto per loro oppure un senso.

Le persone molto intelligenti e la depressione

Tra gli studi più celebri che si sono svolti sulle persone molto intelligenti e la depressione vanno citati quelli di Sigmund Freud e sua figlia Anna Freud, che si dedicarono allo studio di un gruppo di bambini con QI superiore a 130. Nel corso dello studio è emerso che quasi il 60% dei bambini finì con lo sviluppare un maggiore disturbo depressivo.

A questi dati si affiancano anche quelli degli studi di Lewis Terman, antesignano della psicologia educativa, che negli anni ’60 si è concentrato su un’indagine su bambini con un QI maggiore di 170. Il campione ha partecipato ad uno degli esperimenti più famosi della storia della psicologia che ha permesso di evidenziare le doti delle “terminiti”, nome con cui furono ribattezzati i bambini di Lewis Terman.

Nel corso del suo lungo studio durato circa 30 anni ha appurato che da adulti questi soggetti dotati di un’elevata intelligenza dovevano fare i conti con una bassa soddisfazione. Malgrado il successo raggiunto e la posizione di rilievo nella società, molti di loro tentarono il suicidio più di una volta, mentre altri caddero in dipendenze tra cui l’alcolismo. Una testimonianza importante che spiega la correlazione tra le persone molto intelligenti e la depressione.

Inoltre da grandi le “terminiti” hanno evidenziato una maggiore sensibilità nei confronti delle problematiche che affliggono il mondo quali: disuguaglianze, fame, povertà, guerra. In più, Lewis Terman ha scoperto che le persone molto intelligenti si sentono deluse dai comportamenti egoisti, irrazionali o senza alcuna logica. Proprio per questo si sviluppa una relazione stretta tra le persone molto intelligenti e la depressione.

Secondo il giudizio di molti esperti della psiche umana, le persone molto intelligenti sono inclini a soffrire di un disturbo dissociativo della personalità, poiché sono portati a vedere le proprie vite dall’esterno, finendo per essere ingannati da un’alterata percezione ma si tratta di auto-inganni. Di solito le persone molto intelligenti tendono a concentrarsi solo sulle mancanze del mondo e di chi li circonda, sentendo tutto come estraneo e difficile da comprendere. Emergono così dei deficit sul piano psichico: le scarse abilità emotive che gli impediscono di inserirsi in una cornice sociale e di placare il proprio animo.

Oltre al rapporto diretto che lega le persone molto intelligenti e la depressione, molti di questi soggetti vengono colpiti anche da senso di smarrimento e confusione, così finiscono per soccombere sotto il peso di tutte le loro carenze emotive. Quindi risultano mancanti di saggezza, che è diversa dall’intelligenza, in quanto identifica una conoscenza vivace che permette di acquisire una piena soddisfazione e lo sviluppo di una buona autostima, delle condizioni necessarie per poter pensare positivamente e ricercare la felicità. Così si spiega la dipendenza stretta che si rintraccia tra le persone molto intelligenti e la depressione.

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