Omicidio stilista: non era suicidio, chi finisce a processo

Omicidio stilista: non era suicidio, chi finisce a processo

Omicidio stilista, secondo gli inquirenti non si tratta di suicidio la morte di Carlotta Benusiglio, stilista di 37 anni trovata impiccata in Piazza Napoli verso la fine di maggio 2016. Anzi, la procura di Milano ha deciso di non archiviare il fatto, ma ha chiesto il processo nei confronti del presunto colpevole.

Omicidio stilista, che si tratti dell’ennesimo femminicidio?

Il caso sarebbe dovuto finire agli archivi come semplice suicidio, ma qualcosa ha dato una svolta. Infatti la Procura di Milano ha deciso di agire contro il fidanzato di Carlotta Benusiglio, ossia Marco Venturi, fino ad oggi rimasto libero. Il pubblico ministero Francesca Crupi, la quale è subentrata nell’inchiesta dopo Gianfranco Gallo, ha trasmesso l’istanza all’ufficio del GIP considerando il vaglio di Francesca Mascarino.

Ma Marco Venturi non risulta essere estraneo alla vicenda, già in passato fu proprio Gianfranco Gallo a richiederne l’arresto con l’accusa di omicidio, quella richiesta però non è stata accolta per tre volte, prima dal GIP, poi dal Tribunale del Riesame e infine dalla cassazione. Oltre all’omicidio, il fidanzato della donna ha anche accuse a suo carico riguardo stalking e lesioni nei confronti della vittima nel periodo tra il 2014 e 2016.

Omicidio stilista, una vicenda piuttosto complicata

Stando alle indagini gestite all’epoca dal PM Gallo, Venturi risulta essere responsabile di atti persecutori e della morte della donna all’epoca 37enne. Fu una morte organizzata con cura, con tanto di finto suicidio. Durante il mese di aprile, il GIP di Milano rifiutò di arrestare l’uomo, e Gallo convintosi della sua tesi e delle prove a carico di Venturi, si rivolse al Riesame, ricevendo per la seconda volta un diniego a procedere, in quanto si ritenesse la morte di Carlotta Benusiglio suicidio.

Gallo però non si è arreso, e ha deciso di rivolgersi al terzo grado di giudizio, ossia in Cassazione, ma anche in quel caso si è visto rifiutare venendo ritenuto inammissibile. La Pm Francesca Crupi ha deciso di continuare le indagini riguardanti l’omicidio della stilista, rifiutando che il caso finisca agli archivi, e ha confermato la tesi accusatoria nei confronti di Venturi.

Ecco la tesi della procura riguardo il caso

Il Pm Gallo ha ricostruito la vicenda riguardo la morte della stilista, e secondo gli indizi raccolti Venturi avrebbe assassinato la propria compagna per motivi banali, con dolo d’impeto, causando il decesso della donna tramite strangolamento, con l’utilizzo di una sciarpa oppure del proprio braccio.

La situazione si sarebbe inoltre aggravata anche per la ”sindrome di Eagle”, patologia che colpisce i legamenti proprio del collo della quale Carlotta ne soffriva. Il Pm Gallo afferma che sarebbe deceduta subito dopo per asfissia dovuta allo strangolamento.

Dopo la morte della donna, il fidanzato – sempre secondo la tesi del Pm Gallo – avrebbe deciso di mettere su un finto suicidio attraverso una impiccagione con la sciarpa nei giardini di piazza Napoli.

Infatti, una volta scoperto il corpo, la tesi più quotata dalle indagini era proprio quella del suicidio, tant’è che il fidanzato Venturi venne ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti. Man mano però che le indagini andavano più a fondo nella vita di Carlotta, ed una seconda autopsia la tesi del suicidio lentamente ha iniziato a farsi da parte, prendendo sempre più piede l’ipotesi che la donna fosse stata uccisa, e che quell’episodio era solo un tentativo di depistare le indagini.

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