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La sindrome di Bridget Jones: la paura di rimanere single

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La paura di rimanere single è una condizione dai tratti patologici anche se la sua definizione meno scientifica ”sindrome di Bridget Jones” non porta a pensare ciò. Invece la sua classificazione scientifica spaventa di più, perché si parla di anuptafobia, sottolineando che si tratta di una vera e propria fobia.

In pratica, la sindrome di Bridget Jones tende a colpire dei precisi profili della società contemporanea. Si tratta di una condizione alquanto recente, emersa da una decina di anni, mentre prima era considerata disturbo inerente lo spettro ansioso-ossessivo legato alla paura di rimanere single.

In seguito, la sindrome di Bridget Jones si è classificata come disturbo vero e proprio e si è identificata come anuptafobia, attraverso l’individuazione della dipendenza affettiva, che ne rappresenta talvolta una sua manifestazione.

Si può tracciare un preciso identikit del soggetto anuptafobico, sia uomo sia donna, anche se il disturbo colpisce di più il sesso femminile. Il prototipo ha  30 anni in su, e di solito si porta dietro dei traumi che risalgono alla sua giovane età, per lo più legati ad abbandono, rifiuto e tradimento.

Ciò ha portato il soggetto colpito da sindrome di Bridget Jones a sviluppare una bassa autostima, in associazione a degli aspetti di dipendenza affettiva. Inoltre è portato a considerare le persone single come delle fallite perciò risente della pressione sociale e del retaggio che vede nella realizzazione personale delle tappe importanti quali: matrimonio, famiglia e figli.

Le proprie mancanze porta soprattutto le donne a soffrire, a causa della pressione sociale, da qui l’identificazione con il personaggio di Bridget Jones, che colleziona delusioni sentimentali a causa di relazioni sbagliate che la portano a rimanere da sola. In modo analogo, chi soffre della sindrome di Bridget Jones vive le relazioni non inserite dentro una progettualità di vita, ma cerca qualcuno solo per non sperimentare il fallimento sociale nei panni di single.

La sindrome di Bridget Jones

In genere, chi soffre di anuptafobia prova una forte ansia che sperimenta di frequente, talvolta viene assalito da momenti depressivi, soprattutto quando non ha un partner. Inoltre tende a collezionare in modo ossessivo relazioni sbagliate, oppure è portato a restare intrappolato in un rapporto ormai deteriorato.

Chi soffre di tale fobia ogni volta che si conclude una relazione non si prende il tempo per comprendere cosa non ha funzionato nella storia e cosa vorrebbe per sé. Invece si ricerca subito un nuovo partner, finendo per commettere gli stessi errori e rivivendo lo stesso modello di relazione che porta alla rottura, aggravando il senso di frustrazione e di fallimento.

Altri soggetti che soffrono della sindrome di Bridget Jones sono inclini a sviluppare dipendenza affettiva, attacchi di ansia, stati depressivi che inficiando la qualità di vita.

Dopo il lockdown dovuto alla pandemia, gli psicologi affermano che l’anuptafobia sia aumentata portando a vivere una maggiore ansia e degli aspetti ossessivo-compulsivi con tendenza frequente al vittimismo, perché si sperimenta un enorme senso di fallimento personale.

La pandemia da Coronavirus ha amplificato questo disagio portando ad un aumento dei tentativi di conoscere persone nuove via social, per placare la forte ansia di non trovare un partner. Infatti chi soffre di tale disagio cerca sempre di coinvolgere le proprie conoscenze e parenti nella personale tattica di ricerca del partner.

Ma si tratta di un atteggiamento sbagliato, perché accresce una dinamica distruttiva che se grave, richiede il supporto di un psicoterapeuta che aiuta chi soffre della sindrome di Bridget Jones di affrontare i propri problemi.

Solo grazie ad un percorso di consapevolezza che porta ad indagare i propri meccanismi negativi di approcciarsi agli altri ed alle persone, si può migliorare la propria vita. Dunque, riconoscere di avere un problema e parlarne è la base di partenza per risolvere la fobia, altrimenti si continuerà a ricercare in modo ossessivo un partner, oppure a non chiudere le relazioni logore per paura di sentirsi socialmente dei falliti.

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