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domenica 16 Maggio 2021

Uccide la figlia del compagno di 14 mesi: Compagna accecata della gelosia

Uccide la figlia del compagno di soli 14 mesi e la motivazione sembra essere quella di una profonda gelosia nei suoi confronti e le tantissime attenzioni che il padre riversava su di lei.

T’Kia Bavily è stata così accusata di omicidio della figlia del compagno ma la donna sembra essere rimasta particolarmente scioccata e spaventata dalla possibilità di essere condannata a morte. La piccola Jurayah Smith aveva solamente 14 mesi quando, la matrigna l’ha uccisa di botte per la sua forte gelosia.

Nata nell’Ottobre del 2017, la matrigna di Jurayah è accusata di aver ucciso la neonata e potrebbe finire direttamente alla pena capitale. Una furia omicida quella della compagna nei confronti della figlia del marito di solamente 14 mesi.

Nessuno, compreso il compagno e padre della bambina, si aspettava che T’Kia potesse arrivare a picchiare una neonata per la sua gelosia. La donna ha spiegato di essere accecata dalla gelosia e dalle attenzioni che il suo compagno dava a sua figlia.

Uccide la figlia del compagno di 14 mesi: Compagna accecata della gelosia

La donna si è così opposta alla pena di morte, continuando a sottolineare la sua innocenza nei confronti della bambina. La grande paura per il rischio di pena di morte ha scioccato drasticamente T’Kia tanto da negare l’aggressione.

T’Kia Bevily avrebbe infatti ucciso la neonata di 14 mesi quando il suo compagno non era in casa. La donna ha così picchiato la bambina provocandole delle lesioni alla testa che non hanno dato nessun modo di salvarle la vita.

Uccide la figlia del compagno

La donna per l’ennesima volta ha ribadito la sua profonda e accecante gelosia nei confronti del compagno che, secondo il suo punto di vista, dava troppe attenzioni a sua figlia. Un gesto che lo stesso padre non si aspettava dalla sua compagna e che non ha dato scampo alla piccola di sopravvivere.

Secondo l’assassina la condanna a morte sarebbe una pena troppo eccessiva, opponendosi così all’ipotesi. Oltre alla figlia, anche la mamma continua ad affermare la sua innocenza accusando la polizia di non aver raccolto prove sufficienti per accusarla di omicidio.

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